SONO UN DESIGNER DELLA COMUNICAZIONE

"Non si può non comunicare"

(Paul Watzlawick)

Oggi comunicare significa saper disegnare strategie e nuovi modi per relazionarsi con le persone; questo è il Design della Comunicazione: attività di ricerca, analisi e progettualità che permettere ad aziende, istituzioni e persone di relazionarsi tra loro e con i target con cui si vuole parlare e a cui si vogliono proporre prodotti e servizi. Mentre gran parte di ciò che faccio come comunicatore visivo implica ancora scelte estetiche e abilità artistiche, la mia pratica professionale ruota intorno a una disciplina progettuale basata sui messaggi e implica ricerca, apprendimento, sviluppo di concetti, strutturazione e presentazione di informazioni progettate per facilitare una migliore comprensione. Ecco perché termini quali: "design della comunicazione" o "progettazione della comunicazione visiva" risultano accurati e adatti per esprimere l'unicità del mio mestiere.

Sono un Designer della Comunicazione

La mia è una “Bottega” dove si fanno “cose” e dove nascono idee.

Una Bottega senza porte (o almeno con la porta sempre aperta) perché credo nell'importanza del “pensare insieme”, del pensiero creativo e dell'imparare facendo; perché amo veder crescere le idee originali, le nuove idee, le grandi idee, fragili sul nascere e spesso difficili da distinguere dalle idee folli.

Credo nell'importanza di mantenere tutti i sensi, e soprattutto la mente, aperti allo studio, alle continue opportunità di cambiamento positivo, piccole o grandi, significative o apparentemente insignificanti.

Nella mia Bottega ogni persona, organizzazione o impresa viene ascoltata con attenzione perché amo essere cambiato, amo crescere grazie a ciò e a chi incontro; nella mia Bottega le organizzazioni, le imprese e le persone vengono aiutate a scoprire, sviluppare e condividere le proprie storie in modo tale che queste possano trasmettere emozioni, senso e significati.

Nella mia Bottega si progetta, si costruisce, si fa manutenzione, si revisiona e, nel caso, si ripara.

Mi piace pensare e cercare di far sì che grazie al mio lavoro le persone, le organizzazioni, le imprese e le persone possano comunicarecrescere, innovare e sviluppare capacità, prodotti e servizi in grado di dare vita a legami emozionali positivi e, anche - perché no?!? - a un'economia diversa e sostenibile perché, mai come ora, credo nella bellezza di lavorare, ogni giorno, per far sì che il benessere e la felicità di ognuno nascano dalla connessione con gli altri, dalla capacità di creare legami di qualità, dalla voglia e dal desiderio di costruire una cultura del dono in grado di cambiare noi stessi e gli altri (ma forse questa è un'altra parte della storia).

Questo è ciò che sono e ciò che voglio essere: un Designer della Comunicazione nel cui Laboratorio nascono idee e si fanno “cose”.

 

Chi è Max Damiano?

Chi è Max?

Beh, intanto a voler essere precisi è Massimo (ma sai com'è con i domini!).

Bazzica, ormai da più di 20 anni, nel mondo della comunicazione; mondo che ha sempre amato ma nel quale ci è caduto quasi per caso, quando per alcune circostanze un tantino complicate ha dovuto farsi la fatidica domanda: "Adesso che faccio?". Dopo aver iniziato gli studi universitari a Genova (città che continua ad amare) abbandona, momentaneamente, gli studi - sempre per quanto scritto sopra - e si siede al buio in un angolino a pensare; poi grazie a colei che sarebbe diventata compagna di vita, moglie, madre dei suoi figli (donna coraggiosa) inizia la sua formazione professionale (vedi qui).

Ama, anzi adora i libri: la letteratura giapponese, Grisham, King, il Caos Calmo di Sandro Veronesi ma anche La Coscienza di Zeno, Tolkien e il binario 9 3/4...

Fatica a comprendere come qualcuno (in casa) si ostini a non comprendere il fatto che lui creda nella presenza di gnomi, nani e affini.

Ama il cinema: quello impegnato e quello no; ama la commedia francese e i film di denuncia; Adora Departures - film del 2008 di Yojiro Takita - ma anche Le campane di Santa Maria - film del 1945 diretto da Leo McCarey -  (anche se non sa proprio il perché!).

Adora Totoro, Ponyo, La Città Incantata... insomma tutto - o quasi -  ciò è uscito dalla fantasia dello Studio Ghibli.

Ama i Ted Talks e le serie tv, alcune da ricovero!

Gli piace stare alzato fino a tardi (o almeno così vorrebbe far credere al divano che lo accoglie dopo una giornata che inizia sempre presto). Vive la meravigliosa sensazione di veder nascere le idee di notte (rischiando a volte di perderle).

Ama cucinare e non perde occasione di guardare programmi di cucina (adora Masterchef... Australia! vabbè!) e prova un sottile entusiasmo quando on-line trova una ricetta (grazie Benedetta!) che gli fa dire: "Ok, questa la voglio provare!".

Adora il mare (più della montagna a dire il vero) soprattutto d'inverno stando seduto sulla spiaggia o su un molo quando non c'è nessuno intorno ad ascoltare la voce del mare.

Ama camminare (tanto), soprattutto nelle città, da solo, scoprendo luoghi lontani dal clamore.

Ama essere un cittadino d'Europa.

È papà (per tre volte!); adora i propri figli (quasi sempre dai!) ma quanto al mestiere di padre... beh una gran fatica!

È Docente a contratto presso l'Accademia di Belle Arti di Cuneo e presso Agenzie di Formazione Professionale, ma è ancora - e lo sarà sempre - uno studente.

Co-abita, anche, con un gatto psicopatico di nome Biagio!

A proposito: di solito non parla di se stesso in terza persona. (Thanks Ken for the Inspiration)

"Communication design is the quest to tell better stories."

(ideo.com)

"Fairy tales do not tell children the dragons exist. Children already know that dragons exist. Fairy tales tell children the dragons can be killed."

(Gilbert Keith Chesterton)

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